venerdì 4 ottobre 2013

Paura: le due facce della medaglia...

La paura è un'emozione che fa parte della nostra vita. Lo psicologo americano Paul Ekmann la inserisce tra le quattro emozioni fondamentali - rabbia, tristezza, gioia e paura - che ci caratterizzano in quanto esseri umani. La sua funzione primordiale è quella di aiutarci a conservare la nostra vita, anticipando i pericoli per proteggerci da essi. Ma cosa accade quando questa emozione fondamentale pervade la maggior parte dei momenti della nostra vita impedendoci di stare qui, nel presente? All'interno di una persona che vive delle paure, si palesano due parti: una parte "impaurente" che lancia dei messaggi paurosi, ad esempio: "Non ce la farai!", "Le persone ti lasceranno sola!" ecc. ed una parte "impaurita", piccola, tremante, in difficoltà. Mi sembra interessante fornire qualche informazione su uno dei possibili percorsi per abbandonare queste paure e tornare a vivere. Il primo passo è un attento >esame di realtà: distinguiamo le paure fondate su elementi reali e quelle invece che non hanno elementi concreti che le supportino e le giustifichino oggi. Ad esempio: la paura che, se faccio qualcosa di bello per me, qualcosa di brutto mi debba accadere. La paura di non aver fatto abbastanza, di non aver avuto una performance sufficiente. Andiamo a vedere da dove vengono queste paure che spesso sono nate nel passato e, quando fanno capolino nella nostra vita di oggi sono come degli "elastici" che potentemente ci riportano là, in quel luogo, in quel tempo, in quell'atmosfera in cui sono nate. Spesso infatti, le voci attraverso cui ci impauriamo, sono voci che vengono da persone di riferimento del passato: «Se non fai il bravo arriva il poliziotto che ti porta via!» ecc. È proprio con queste voci critiche e poco benevole provenienti dal passato che continuiamo anche oggi ad impaurirci. Ci impauriamo perché le ascoltiamo e in qualche modo gli diamo ancora credito.

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