L'individuo non sempre si prende cura della propria salute psicologica tanto quanto fa per quella fisica. Ancora in molti diffidano dello psicologo. In realtà andare dallo psicologo non vuol dire essere "svitati" o "diversi", al contrario, significa prendersi cura della propria salute mentale, che va di pari passo con quella fisica, migliorando notevolmente la qualità totale della propria esistenza.
venerdì 4 ottobre 2013
Cosa sono i disturbi di personalità
Per personalità si intende l'insieme delle caratteristiche e dei modi con cui la persona interagisce con gli altri, affronta le cose, pensa e vede il mondo e ciò che accade attorno a se'.
Ogni persona ha particolari caratteristiche (tratti di personalità), e questi tratti si adattano flessibilmente alle diverse situazioni modellandosi nella vita di tutti i giorni, nelle relazioni, a seconda delle circostanze.
La persona con disturbi di personalità invece, presenta alcuni tratti in modo particolarmente accentuato e rigido anche quando le situazioni o le circostanze richiederebbero atteggiamenti diversi o più opportuni.
Coloro che presentano questi disturbi, non si rendono conto di quanto e' particolare il loro modo di essere, e mentre gli altri li possono vedere e categorizzare come "strani", "paranoici", "esaltati", a seconda del disturbo, essi si vedono perfettamente normali, perche' per loro quello e' il normale modo di agire.
Molte persone possono essere definite "particolari" per il loro carattere, a volte magari esuberante ed eccentrico oppure puntiglioso, o aggressivo, ma viene definito disturbo di personalità solo se quando e' persistente e crea vere difficoltà sia per la persona stessa che per chi la circonda.
Paura: le due facce della medaglia...
La paura è un'emozione che fa parte della nostra vita. Lo psicologo americano Paul Ekmann la inserisce tra le quattro emozioni fondamentali - rabbia, tristezza, gioia e paura - che ci caratterizzano in quanto esseri umani.
La sua funzione primordiale è quella di aiutarci a conservare la nostra vita, anticipando i pericoli per proteggerci da essi.
Ma cosa accade quando questa emozione fondamentale pervade la maggior parte dei momenti della nostra vita impedendoci di stare qui, nel presente?
All'interno di una persona che vive delle paure, si palesano due parti: una parte "impaurente" che lancia dei messaggi paurosi, ad esempio: "Non ce la farai!", "Le persone ti lasceranno sola!" ecc. ed una parte "impaurita", piccola, tremante, in difficoltà. Mi sembra interessante fornire qualche informazione su uno dei possibili percorsi per abbandonare queste paure e tornare a vivere.
Il primo passo è un attento >esame di realtà: distinguiamo le paure fondate su elementi reali e quelle invece che non hanno elementi concreti che le supportino e le giustifichino oggi.
Ad esempio: la paura che, se faccio qualcosa di bello per me, qualcosa di brutto mi debba accadere.
La paura di non aver fatto abbastanza, di non aver avuto una performance sufficiente.
Andiamo a vedere da dove vengono queste paure che spesso sono nate nel passato e, quando fanno capolino nella nostra vita di oggi sono come degli "elastici" che potentemente ci riportano là, in quel luogo, in quel tempo, in quell'atmosfera in cui sono nate.
Spesso infatti, le voci attraverso cui ci impauriamo, sono voci che vengono da persone di riferimento del passato:
«Se non fai il bravo arriva il poliziotto che ti porta via!» ecc.
È proprio con queste voci critiche e poco benevole provenienti dal passato che continuiamo anche oggi ad impaurirci. Ci impauriamo perché le ascoltiamo e in qualche modo gli diamo ancora credito.
I disturbi psicologici
Una problematica per poter essere definita "disturbo psicologico" deve comportare compromissioni nella vita della persona: forti difficolta' in ambito lavorativo, familiare, relazionale, o sociale in genere.
Una nota importante da sottolineare sui disturbi psicologici e' che non esiste una vera divisione tra mente e corpo, ovvero esistono disturbi di origine psicologica che portano a problematiche fisiche importanti, come e' vero anche il contrario.
martedì 1 ottobre 2013
Definizione e finalità della consulenza psicologica
La consulenza psicologica è un servizio professionale, rivolto al singolo, alla coppia, alla famiglia o
al gruppo, che consiste in una
“consultazione mirata alla risoluzione di difficoltà personali o
relazionali che riguardano un disagio o una difficoltà passeggeri ”
.
Per raggiungere tale finalità, la consulenza psicologica si struttura normalmente in 3 fasi:
1. Presa di coscienza e chiarificazione della situazione di disagio e del conflitto conseguente.
Questa fase include l’analisi delle aspettative personali (Quali sono i miei obiettivi? Perché
ho bisogno dello psicologo?), dei punti di debolezza e di forza personali (es. Quanto sono
motivato al cambiamento?), che consentono di progettare un intervento realistico di
soluzione del problema, che abbia obiettivi consapevoli e realizzabili in tempi ragionevoli.
2. Facilitazione di scelte autonome e responsabili, che tengano conto dei bisogni individuali e
delle risorse possedute, così come delle potenzialità inespresse che possono essere utilizzate
per risolvere il problema.
3. Sostegno nel perseguire la decisione maturata ed il processo di crescita personale che
accompagna la risoluzione delle situazioni di crisi.
Come ben si evince da quanto prima esposto, la consulenza di tipo psicologico è un "aiutare
qualcuno a prendere decisioni da sé ", facilitando il cambiamento, la crescita e la realizzazione
personale, tenendo ben presente la frequente tendenza, di fronte ad una situazione cui non si riesce a
venire a capo, a spingere il professionista a decidere per sé, vedendolo come un consulente che dà
consigli ed elargisce soluzioni.
Niente di più sbagliato, per due motivi fondamentali..
Primo, perché non esiste una soluzione preconfezionata anche per situazioni analoghe e tantomeno
qualcuno che possa scegliere efficacemente per un altro, per quanto capace ed abile sia.
Secondo, ma non meno importante, risolvendo i propri problemi magari velocemente, mediante
aiuti esterni, la persona, di fatto, non può acquisire alcuna autonomia personale e decisionale che le
consentirà, anche in futuro, di fronteggiare eventuali ostacoli.
Il consulente è chiamato, quindi, a dare una risposta all'esplicita richiesta di aiuto, senza
assecondare l'implicita richiesta di direzione o di guida o di delega (che creerebbe dipendenza).
Tale funzione specifica della consulenza si rifà, dando piena attuazione, all’a rt.3 del Cap. 1 del
Codice deontologico degli psicologi che dichiara:
Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed
utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità.
In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se
stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace.
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