Per
una donna che desidera essere madre interrompere la gravidanza a
causa di un aborto spontaneo è un momento estremamente doloroso da
attraversare. Fin dal concepimento infatti si instaura un legame
emotivo tra la madre e il feto e, anche se molto
precoce, la sua perdita corrisponde ad un vero e proprio lutto di cui spesso si
sottovaluta la portata.
Fin dall’inizio della gravidanza, una madre instaura un legame affettivo con il feto, proiettando su di lui, fantasie, desideri e aspettative. È quello che Silvia Vegetti Finzi definisce il “bambino della notte”, quello fantasmatico, in associazione al “bambino del giorno” che è la figura reale con cui si verrà in contatto al termine della gestazione. È comprensibile e naturale, quindi, che incorrere in un aborto spontaneo, anche se alle prime settimane di gravidanza, costituisca una perdita che equivale ad un vero e proprio lutto che, in quanto tale, ha bisogno del suo tempo per venir elaborato.
Molto spesso accade che la donna reagisca con chiusura e distacco emotivo al dolore della perdita, convinta di non poter essere compresa fino in fondo da chi non ha vissuto tale esperienza sulla propria pelle e intenzionata magari a non “far pesare” i propri vissuti penosi sul partner. Questo in realtà rischia di far diventare l’aborto spontaneo un evento che crea una distanza emotiva (e spesso una mancata sintonia anche sul piano sessuale) che allontana i partner invece di spingerli a sostenersi a vicenda.
È normale, dopo un aborto spontaneo, avere vissuti depressivi, sentirsi svuotate e, spesso, anche invidiose e irritate alla vista di altre donne col pancione. Solo accettando questo dolore e la necessità di una sua elaborazione sarà possibile non cronicizzare una reazione depressiva e tirar fuori tutta la grinta e la determinazione per andare avanti e tentare magari nuovamente la via della maternità. Ad ogni modo, in un percorso delicato come questo, un sostegno psicologico può rivelarsi un aiuto importante. Pur non potendosi prendere cura di un proprio bambino è necessario, dopo un evento traumatico come quello di un aborto spontaneo, prendersi cura del proprio dolore senza sottovalutarlo o pensare di poterlo semplicemente mettere da parte.